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MEDAGLIA D'ONORE AD ANTONIO SPAGNUOLO, INTERNATO IN UN LAGER.

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MEDAGLIA D'ONORE ALLA MEMORIA DI ROCCO ANTONIO SPAGNUOLO DI GROTTAMINARDA, PRIGIONIERO DI GUERRA IN UN LAGER NAZISTA.

Tra le sei onorificenze consegnate questa mattina in occasione della Giornata della Memoria, presso la prefettura di Avellino, c'è anche la Medaglia d'onore alla memoria di un cittadino di Grottaminarda: il soldato Rocco Antonio Spagnuolo fatto prigioniero, deportato ed internato in un lager nazista nel settembre del 1943.

Nel Salone degli Specchi di Palazzo di Governo a ritirare l'onorificenza ufficiale conferita dal Presidente della Repubblica e consegnata dal Prefetto Paola Spena, la figlia dell'insignito, Immacolata Spagnuolo e la nipote, Antonella Losanno, alla presenza del Sindaco di Grottaminarda, Angelo Cobino.

«Essere presente come Sindaco di una comunità alla consegna di queste medaglie d'onore – afferma Cobino –  è sempre una grande emozione perché mantiene viva la memoria di quella tragica pagina storica che non possiamo cancellare ma che dobbiamo fare in modo che non debba mai più esser riproposta. I patimenti vissuti da Antonio Spagnuolo e da molti altri soldati come lui, nonostante i tanti racconti, possiamo solo immaginarli ed augurarci che mai più nessuno li debba subire».

Rocco Antonio Spagnuolo, classe 1914, dopo la Leva fu richiamato alle armi nel maggio del 1941. Il giorno dopo l'armistizio, il 9 settembre del 1943, si trovava a Trieste, ma mentre si preparava per tornare a casa fu fatto prigioniero poiché - così come la maggior parte dei soldati italiani - non aveva accettato di continuare a combattere nelle fila dell'esercito tedesco. Insieme a molti altri commilitoni fu caricato su un treno diretto in Germania e recluso nel campo VIII/A del lager Waldfrieden Friedland, di Waldenburg nella Bassa Slesia, dove vi rimase fino al 5 marzo del 1945 quando il campo fu liberato dai russi.

Anni di stenti, di fame, di sofferenza e soprusi che Spagnuolo non ha mai dimenticato finchè è rimasto in vita (29 febbraio 1988) e che ha sempre raccontato ai suoi familiari con la precisa intenzione di lasciarne traccia.  Oggi un importante riconoscimento in memoria di tanta ingiusta atrocità.

 

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