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S.Maria Maggiore

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A pochi metri dal castello è la monumentale Chiesa Collegiata di Santa Maria Maggiore, edificata per la prima volta nel 1478, ma completamente ricostruita nella seconda metà del XVIII secolo su progetto dell'architetto Ciriaco di Silva, allievo del Vaccaro, dopo che la fabbrica fu rasa al suolo in seguito ai danni riportati dal disastroso sisma del 1732.

Recentemente restaurato (1995), l'edificio, a croce latina con una sola navata interna e diverse cappelle laterali, mostra la facciata arricchita da lesene architettoniche laterali, un portale in pietra ornato in stile barocco con frontone triangolare spezzato preceduto da una breve scalea lapidea, un finestrone a campana con due nicchie laterali e oculo nel frontone superiore.

All'interno si conservano dipinti settecenteschi del pittore napoletano Antonio Sarnelli, tra cui un olio su tela raffigurante San Tommaso e San Giacomo che venerano il SS. Sacramento (1766), l'affresco del soffitto centrale rappresentante la Glorificazione dell'Assunta, eseguito nel 1768 dal pittore solofrano Matteo Vigilante, un prezioso dipinto su legno forse di scuola fiamminga del 1573 raffigurante la Madonna del Rosario con bambino seduto in grembo ai cui piedi pregano San Domenico, Santa Caterina e la nobile Diana Spinelli; circondano l'immagine sacra 15 quadretti rettangolari dipinti con scene prese dal Nuovo Testamento.
Ricche le decorazioni in stucco delle pareti e delle volte, in stile barocco, opera degli artisti napoletani Nicola Massaro e Gaetano Amoroso, che realizzano anche l'altare maggiore nel 1761 intagliando numerosi marmi policromi.

Sempre all'interno della chiesa, oltre all'artistico battistero di marmo settecentesco con porticina d'argento, opera di Pasquale d'Agostino, si trovano ostensori in argento della metà del XVIII secolo, un calice in oro massiccio di scuola napoletana del 1833, altari minori in marmi policromi, un monumentale organo a canne del 1779 realizzata sull'antiporta dell'ingresso dall'artigiano arianese Michele Vigilante.
Nella sacrestia, oltre a due tele settecentesche, si segnala la presenza sulla bassa volta di un affresco del 1781 di Tommaso Vigilante con la rappresentazione della Ricostruzione del tempio di Gerusalemme.
Accanto alla chiesa è la torre campanaria, elemento peculiare del panorama cittadino, costruita tra il 1752 e il 1766 da mastro Ciriaco di Silva di Mercogliano su disegno del Vanvitelli. Disposta su quattro livelli con una base quasi quadrata modellata a forma di pera, la torre è oggi alta 36 metri e domina la media valle dell'Ufita. 

Dal 1871 vi è stato sistemato l'orologio civico. Il paramento esterno del monumento mostra blocchi squadrati in pietra disposti senza l'ausilio di malta agli angoli e in prossimità delle cornici marcapiano, mentre caratteristici mattoni laterizi prodotti nelle fornaci della vicina Paternopoli sono inseriti negli altri spazi in faccia vista. 

Sopra l'ingresso che conduce all'interno della torre, in cui si trova ancora l'originaria scala elicoidale in pietra scolpita, sono collocati parti del sepolcro di marmo in stile rinascimentale realizzato nel 1624 all'interno della chiesa distrutta dal sisma del 1732 dallo scultore napoletano Francesco Vannelli e raffigurante Giovanni De Bellucis, l'arciprete benefat tore che finanziò opere caritatevoli in paese e sempre con fondi propri provvide al restauro della stessa chiesa fra il 1613 e il 1626.

Fonte
[Grottaminarda. Storia, arte, immagini - Giampiero Galasso - De Angelis Editore]

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